sono passate due settimane dal suicidio di Johansson e oggi i migliori del nostro gruppo sono stati selezionati per la fase successiva. ora che i nostri profili psicologici sono stati stati distrutti e poi ricostruiti completamente, alcuni di noi sono ormai pronti per essere avviati a diventare dei mangiamerda. ma prima dobbiamo affrontare la selezione definitiva, e dimostrarci forti, distaccati, non più umani : dobbiamo digiunare per giorni, fino a quando uno di noi non creperà di fame per primo. tutti gli altri saliranno di grado, poichè la chiave del successo è dimostrarsi inflessibili verso se stessi per poi esserlo, in futuro, con gli altri. siamo stati preparati a questo da anni, e non è così terribile come può sembrare. in fondo tutto ciò ha un che di catartico e di preparatorio per la fase finale, eterna. e perfetta.
ci hanno mandato in una grande stanza completamente bianca e illuminata a giorno. sediamo a terra, assolutamente consapevoli, aspettando che arrivi lei. la fame. non riesco a capire se siamo sopra o sotto terra, e probabilmente non lo capiscono neanche gli altri ma questo non posso saperlo visto che ci è proibito parlare e che comunque, in 30 anni di addestramento, abbiamo tutti aperto bocca solo quando ci veniva chiesto qualcosa dalla voce degli altoparlanti. generalmente erano domande piuttosto retoriche alle quali seguivano risposte di gruppo perfettamente atone e sincrone. "per il futuro", era la risposta più frequente, e la chiusa di ogni altra.
dominare l'appetito, l'ultima ancora che ci aggancia alla nostra umanità, senza l'aiuto di farmaci per poi diventare dei mangiamerda. è questo il nostro traguardo finale, l'ultimo di una serie che sembrava infinita. addestrati al contenimento delle emozioni, al controllo. formati e poi sospinti dalla coclea della nostra società, istruiti solo delle cose fondamentali per dominare il mondo.
viviamo una vita normale, non molto diversa da quella dei nostri simili con cui dividiamo gli spazi. siamo come voi. siamo così simili che ogni tanto qualcuno di noi regredisce dal suo stato di perfetta sicurezza e torna un essere tormentato dall'istinto. come voi. come Johansson.
oggi è il primo giorno di digiuno.
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vista l'ora, dovrei già essere in preda alla depressione post-pranzum. e invece visto che il pranzum non c'è ancora stato allora non c'è stata neanche la depressione e forse non ci sarà mai più approfitto di questi attimi di solitudo fetalis e vado ad elargirvi una ulteriore, sagace perla di saggezza. categoria : giochi di parole (non ha niente a che vedere con i Jalisse).
equinozio = momento dell’anno in cui giorno e notte hanno la stessa durata
ma anche :
equinozio = risposta del nipote allo zio che gli chiede se può parcheggiare lì ("eh, qui no zio")
ma anche :
equinozio = cavallo il cui fratello/sorella ha generato uno o più figli ("equino-zio")
ma anche :
equinozio = agio, comodità e pace di un qualsiasi Equus caballus ("equin'ozio")
ma anche :
equinozio = nuova risposta del nipote piuttosto infastidito allo zio che reitera la domanda precedente ("eh qui no zì, oh!").
molto bene.
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oggi fa proprio freddo, e il cielo grigio e il mal di gola insieme mi hanno detto "resta a casa". mi sento intorpidito e ammalato, mi sento inseguito da pensieri gelatinosi e da paure concrete. in testa mi risuonano parole strane, in bocca avverto il sapore di mascelle serrate mentre gli occhi mi si chiudono, nel tentativo di ripararmi dal corso degli eventi.
sono abbacchiato, ma non del tutto steso. anche l'altra sera mi ripetevo che sono arrivato ad un plateau psico-fisico che mi bracca sempre più spesso, specie d'inverno. e mi sento come quegli animali un tempo forti e agguerriti che ad un certo punto si accasciano al sole e si lasciano andare. cazzo. come il leone nella savana.
io che però leone non lo sono stato mai, evito quest'ultima parte e faccio scongiuri tutto sommato epidermici. e allora mi metto una sciarpa attorno al collo, infilo la maglia grigia d'ordinanza e apro gli occhi, e aspetto, sotto questo cielo immeritevole. aspetto, come un gattino speranzoso, le seguenti cose :
la vitamina C
una sciarpa nuova
una spalla da mordere
un earl grey tea
il ritorno del sole
e mentre aspetto, ti guardo.

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sono in fila alla mensa aziendale quando due segretarie del livello 2 arrivano dietro di me mandandosi messaggi con il telefono oculare.
una dei due ha gli occhi castani, l'altra neri. avranno poco più di 20 anni a testa, e sono vestite come devono essere vestite le segretarie di livello 2 : minigonna nera, camicetta bianca, scarpe da tennis bianche. qualsiasi sia la temperatura, e di qualsiasi stagione si tratti, loro devono vestirsi così. il livello 2, ovvero lavoro di base segretaria più qualche piccola prestazione soft di tipo sessuale con i loro capi.
massaggi, qualche bacetto, niente di troppo sconcio. le migliori passano al livello 1 dopo qualche anno (solo lavoro da segretaria), quelle che non ce la fanno invece passano al livello 3, poi al livello 4 e così via. si arriva fino a esempi di schiavismo puro, come il caso dell'ex dirigente Amanda Blossom. una brutta storia.
è il mio turno e arrivo al microfono.
<<un tipo 1>> dico scandendo bene le parole.
<<qualche modifica signore?>> dice la voce preregistrata.
<<sovradimensionato>> rispondo, mentre guardo con la coda dell'occhio le livello 2.
le due segretarie fermano per qualche istante i battiti delle ciglia (grazie ai quali si scambiano messaggi) e mi fissano sorridendo. solo i dirigenti aziendali dal livello 3 in su possono ordinare pasti sovradimensionati, nella piramide aziendale Splinder.
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andata e ritorno
La storia di un'andata e di un ritorno. Le parole arrivano lente come la schiuma che scende dal fondo, e la luce è meno nitida di qualche ora fa. Forse se n'è già sentito parlare nei disegni di Pazienza, nelle storie di conoscenti dimenticati, o perfino nei film (chissà, per esempio, la guerra degli antò). Ed è questa, la storia : un'andata e un ritorno. Da cosa, non so. Devo ancora rifletterci su, lasciatemi perdere ora.
Sgambettato dagli ultimi eventi, mentre camminavo perso e ciondolante, ripensavo alle parole di Manuel Agnelli :
"I Van Gogh Post Scriptum suonano all'Incrocio e fanno pure cagare. E' il medioevo."
E' il medioevo, mi ripetevo, è il medioevo. E' il buio. Donne che si fanno schiave di pensieri, uomini che si fanno schiavi di pensieri, uomini e donne che si fanno schiavi di altri uomini, e io nel mezzo. Libero. Idee assolutiste così vuote e labili da risultare pesanti, antiestetiche e un po' puzzolenti anche per le ali della falena più robusta. Figurarsi per me che sono ancora una larva - questo mi ripetevo. Andata e ritorno. Lasciarsi trasportare nel delirio della presenza, viverlo, smettere per un attimo, poi ricominciare. Poi smettere una volta per tutte, con il sapore della birra - acida - ancora in bocca.
Porsi mille domande, passare dalla lucidità all'oblio senza distinzione alcuna, credersi forti, credersi deboli, credere a sè stessi. La parte più difficile. Cercare una via, un percorso, una luce in fondo al tunnel, ripetersi la propria innocenza e la propria indipendenza. Fare di tutto insomma. Alterarsi, calmarsi, raggiungere la calma olimpica. Poi incazzarsi di brutto e sfasciare tutto. La parte più divertente.
"I Van Gogh Post Scriptum suonano all'Incrocio e fanno pure cagare. E' il medioevo."
E' il medioevo. E' il medioevo. Non sapere che pesci prendere ti rende un po' pirata e un po' ragioniere. Stai lì con la voglia di spaccare il mondo, ma prima valuti tutti i pro e i contro. E alla fine, dopo tanto pensare, dopo tanto sbattersi per far andar bene le cose, arrivi a pronunciare una volta per tutte la tua unica certezza. Che qualsiasi cosa farai, malgrado tutto, anche se riesci a smascherare la loro idiozia e la loro falsità,
"I Van Gogh Post Scriptum suonano all'Incrocio e fanno proprio cagare."
E' il medioevo. E la macchina del tempo non parte, e i vandali mi corrono dietro. Sta finendo la benzina proprio ora che la velocità iniziava a darmi gusto. E' una punta di amarezza quella che provo, e nulla di più. E' una punta di colera* quella che provo, e poco di più.
Vado avanti, resisto. Perchè ho urlato la mia indipendenza anni fa e non sono disposto a tornare indietro. Perfettamente consapevole che presto o tardi anche i Van Gogh Post Scriptum dovranno scontrarsi con la realtà delle cose, e allora non ci saranno alibi, religioni, o scuse che tengano. E io sarò lì, ancora in piedi.
*proprio colera, e non collera
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mi alzo constatando l'inutilità della sveglia, suonata un paio d'ore prima.
<<sono le 10, cazzo>>
un esame in ballo, di quelli pesi. uno degli ultimi per fortuna. flash notturni mi scazzottano le tempie, e la cosa mi piace un sacco. liquerizia appena svegli, è quello che ci vuole.
leggo un paio di notizie, poi lascio la scrivania e mi guardo attorno. il mio sguardo si ferma sulla candela e sul suo contenitore di vetro.
c'è della birra dentro.
<<come c'è finita lì?>> mi domando.
poi faccio mente locale, e sorrido.
confucio-ne
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confucio-ne
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arriva un'altra sberla mentre i due che mi tengono parlano di cavalli e di scommesse. sciaff, è il suo rumore.
<<allora vecchio mio. sei convinto adesso?>> mi chiede Abel White, di professione testadicazzo.
<<ancora no Abe. prova col sinistro stavolta>> gli rispondo col labbro superiore che somiglia a un wurstel.
<<mi piaci stronzo. mi piaci, davvero. dopo questo lavoretto se vuoi possiamo anche diventare soci>>
<<non saprei White. corri troppo. non sono pronto per un rapporto fisso>>
Abe ghigna, si scioglie un po' i muscoli del collo e porta il sinistro all'altezza del suo naso. Poi lascia partire il colpo e improvvisamente mi ricordo le giostre, la festa della Madonna dei Sette Dolori, le noccioline americane e i fuochi d'artificio. soprattutto quelli. i fuochi d'artificio.
riapro gli occhi mentre mi scuotono la testa e metto a fuoco con progressivo impegno. c'è ancora Abe davanti a me, e posso vedere la sua mano insanguinata, i suoi polmoni che insaccano aria, la cicatrice a forma di arcata dentale che gli contorna la guancia.
<<ehi Abe, te la posso chiedere una cosa?>>
<<che cosa, stronzo?>>
<<come te la sei fatta quella cicatrice?>>
Abe impallidisce e perde tutta la sua aria da svelto, per un istante mi guarda come se volesse farmi fuori, ma sappiamo entrambi che non può. questo deve essere solo un avvertimento. poi mi risponde.
<<da bambino non ti hanno insegnato a far finta di non vedere le cicatrici degli altri?>>
<<andiamo, Abe. è solo curiosità>>
<<bhe, mettiamola così. la sai la differenza tra un cane e una puttana?>>
<<no Abe, dimmela tu>>
<<al cane, se lo chiami col suo nome, non gli viene in mente di morderti>>
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[Elliott Smith - Needle in the hay 4:17]
scarica la tensione, respira, alza lo sguardo e smettila di fissare il pavimento. hai preso le tue medicine, tra poco tornerà la memoria. ancora qualche istante, e sarai di nuovo in grado di collegare i profumi alle persone, i colori agli odori, le parole ai nomi. ricorderai chi sei e cos'hai fatto. ma non perchè. questo devi scoprirlo da solo.
ecco, la scrivania. la bottiglia d'acqua, la siringa. la chimica ti concede qualche altra ora di vita, poi ripiomberai nell'abisso. tornerai ad essere un vegetale, e il tuo sguardo di perderà per ore sui muri della stanza, senza nessun ricordo. e allora hai due o tre cose da fare prima che questo accada : trovare lei, seppellire lui - se è davvero morto - e poi farla finita.
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"...e non ho chiesto scusa a nessuno. morirò qui, tutto di me finirà, tutto, tranne quell'ultimo centimetro. un centimetro è piccolo ed è fragile, ma è l'unica cosa al mondo che valga la pena di avere, non dobbiamo mai perderlo o svenderlo, non dobbiamo permettere che ce lo rubino. spero che chiunque tu sia, almeno tu possa fuggire da questo posto. spero che il mondo cambi, e le cose vadano meglio. ma quello che spero più di ogni altra cosa è che tu capisca cosa intendo quando dico che anche se non ti conosco, anche se non ti conoscerò mai, anche se non riderò e non piangerò con te, e non ti bacerò, mai, io ti amo dal più profondo del cuore, io ti amo"
Valery - V per Vendetta
confucio-ne
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fondamentalmente non ho mai capito le regole del baseball. tutte quelle cose, ball, inning, strike... mai avuto niente a che fare io : troppo complicato.
certe volte mi succede anche con le persone che incontro, di non capire le regole. di iniziare a giocare e di accorgermi che il gioco non mi piace, che non ne vale la pena. che potrei impiegare meglio il mio tempo.
non lo so, è strano, eppure da qualche giorno ho questa visione in testa : io che - in perfetta tenuta da baseball - corro come un matto per il campo fino a quando non spicco un salto e tocco la casa base con una mano e c'è l'arbitro che allarga le braccia e urla "salvo!!!!".
e insomma. vuoi vedere che mi sono salvato? 
energy 52 - cafè del mar (michael woods chillout remix)
confucio-ne
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alla fine un blog serve soprattutto per dire le prime cazzate che ti passano per la testa, e allora ne approfitto.
oggi, alla fine di una serie di piccole peripezie mi sono buttato sul letto verso le sette di sera, e ho iniziato a pensare a un po' di 'zzi miei... tipo yukio mishima aveva qualche ragione? perchè mi infilo sempre in dei casini pazzeschi? perseguire la via della pace o della lotta? perchè mi infilo sempre in dei casini pazzeschi? devo farmi fare altri due buchi alla cinta, ma perchè mi infilo sempre in dei casini pazzeschi? ...e così via.
dopo un po' appiccio...pardon, accendo il computer e mi metto a cercare un film che mi faccia staccare un attimo, prima della nevrosi o del collasso sinaptico ormai imminente. scorro la lista dei divx che ho scaricato (ORA E' LEGALE!) e la scelta va a finire su "L'ultimo Boyscout".
ora, tutti d'accordo nel dire che 'sto film è una cagata mondiale, la solita americanata con l'eroe che spara a mezzo mondo e alla fine vince tra mortaretti e spumante, con tanto di moglie bellafiga al fianco e cavalcata finale al tramonto.
va bene, non è solo di questo che volevo parlare : infatti in questo benedetto film si possono scorgere anche rari momenti "a gaso", ovvero che suscitano emozioni forti, ad esempio la mia scena preferita è quella in cui il protagonista si sveglia mezzo sbronzo in una macchina parcheggiata al lato della strada, si guarda nello specchietto retrovisore e sorridendo con un angolo della bocca dice <<non piaci a nessuno>>.
ad un certo punto clicco sul simbolo di pausa, esco dalla stanza e vado al bagno. mi faccio la barba (usando 3 lamette) e filnalmente glabro mi metto davanti allo specchio e mi dico <<ehi, tu, non piaci a nessuno>> però la prima volta non viene bene, e allora ci riprovo.
<<ehi, ehi. non piaci a nessuno>> però può ancora venire meglio e allora per l'ultima volta mi ripeto
<<ah. non piaci a nessuno>> con un vago tono di disprezzo e adesso sì, è perfetta.
confucio-ne
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fantastico generatore di nomi IKEA :
http://www.minimarketing.it/ikea_gen.htm?WordBox=
confucio-ne
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secondo, me (scarica il file .mp3 da qui*)
col fiato rotto, le gambe a pezzi
gli occhi che fissano i piedi
eternamente secondo
cerco una motivazione, un percorso, un'idea
cerco di correre ancora
- per arrivare in tempo -
cerco di correre ancora
- ma è già tardi -
cerco di lasciarmi tutto alle spalle
- ma non ci riesco -
perchè loro sono più veloci di me
loro, i miei errori
e mi raggiungono dovunque io vada
provo a riflettere, a illuminarmi
a trovare delle spiegazioni
- ma non ci riesco -
avrei voglia di mollare,
di respirare una volta per tutte
eppure non me la sento di abbandonare
c'è una voce che insiste
e dice <<no, non adesso>>
eternamente secondo
così che anche il primo arrivato
dovrà guardarsi per sempre alle spalle.
[6 a.m. : massive attack - angel ; lumininius - i believe in you]
* se il link non funzia clicca col tasto destro del mouse e seleziona "salva oggetto con nome"
confucio-ne
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ultimamente sono andato a vedere un festival di corti. un paio erano davvero meritevoli :
come a Cassano - http://www.youtube.com/watch?v=V_hK2sSYiUY
è la fine - http://video.libero.it/app/play/index.html?id=83233ff86bf322137ae9e55b621cd686
sia fatta la tua volontà - http://it.qoob.tv/video/clip_view.asp?id=3778
confucio-ne
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fondamentalmente non si può cambiare ciò che si è. e siamo sempre lì. agire razionalmente sul proprio io è impossibile, quindi l'unica alternativa valida è agire sul comportamento.
ad esempio :
essere buoni anche quando intimamente abbiamo potenzialità omicide pari a quelle di charles manson e jack lo squartatore strafatti di coca.
compiere quelle che sono state definite "buone azioni", dare una mano, essere cordiali. anche quando un "ma come, vaaaffanculo.." ci starebbe proprio bene.
respirare a fondo prima di parlare, ossigenare il sangue e le idee. anche se la controparte non si ammorbidisce affatto, anche se resta arroccata sulle sue sicurezze intoccabili e sempreverdi.
comprendere la superbia, la paura, senza compatirle, adattarsi alla situazione, sbattere le palpebre senza deviare lo sguardo. restare immobili fuori mentre dentro si scatena l'uragano Katrina.
affrontare le situazioni, sempre, anche se il primo istinto è quello di scappare, chiudersi, alzare il volume del lettore mp3 e calzare bene le cuffiette fissandosi le scarpe.
riuscissi a fare 2 di queste cose nello stesso giorno, sarei già un passo avanti.
confucio-ne
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ricevo una telefonata verso le 9 di sera, e la prima cosa che penso è
<<occazzo occazzo occazzo>>, poi mi attivo e preparo il preparabile, compreso me stesso.
faccio il giro in auto perchè non mi ricordo bene la strada, finalmente la trovo e proprio nel momento in cui arriva la seconda telefonata.
<<mannaggiaeva>>, mi dico, e riparto in direzione opposta. la raggiungo dall'altra parte della città, e procediamo insieme con la speranza che il concerto non sia ancora iniziato.
data sbagliata, io ho confuso il giorno della riunione di emergency e lei quello del concerto. che sincronia perfetta. arriviamo con 45 minuti di ritardo, passando tra le altre cose attraverso un luna park, lei con uno scatto fa gli ultimi 20 metri in un baleno e ci ritroviamo davanti al buttafuori, che ci stacca i biglietti e ci fa largo mentre lei ha il tempo di chiedere
<<da quanto è iniziato il concerto?>> e lui le risponde
<<il gruppo spalla ha appena finito di suonare>>.
il tempo di ordinare una birra, e cat power fa la sua comparsa sul palco dell'estragon. alè!
confucio-ne
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dalla testata del mio letto :
I wake to sleep and I take my waking slow
I feel my fate in what I cannot fear
I learn by going where I have to go
Mi sveglio per dormire e mi sveglio lentamente
Percepisco il mio destino in ciò di cui non posso avere paura
Mentre vado, imparo dove devo andare
T. Roethke
confucio-ne
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ho scritto una poesia. si intitola "voglia di urlare", e fa più o meno così :
EEeEEEeEEEeeeeEEeEeEeEeEeeeeEEeEEeEEEeeeeEeEeeeeeEEEEEEEeeeEEeeeeeeeEEEeeeeeEEEEeeeeEEEeeeeEEEeeeeeeeEEe
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apparentemente caos, oppressione latente. nuvole, vento, rumori ripetitivi e ossessionanti di sottofondo. scenari raccapriccianti che vanno e vengono da sotto le coperte, si stampano sulla finestra e scompaiono dietro l'angolo. indosso una maglia leggera e sento freddo.
"non c'è nessuna certezza" è la prima frase che mi viene in mente.
"non ne hai bisogno", è la seconda.
sento qualcosa riattivarsi. ritrovo il mio pensiero felice, lo afferro, lo forgio per ottenere qualcosa di nuovo.
ricomincio.
- preferisco ammazzare il tempo, preferisco sparare cazzate, preferisco far esplodere una moda, preferisco morire d'amore, preferisco caricare la sveglia, preferisco puntare alla roulette, preferisco il fuoco di un obiettivo, preferisco che tu rimanga vivo -
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lamento di un abruzzese
ma pkkè non mi ricordo mai niente
pkkè sono un deficiente
ma pkkè chillì non mi risponde
è perchè ha le chiappe tonde
ma tu guarda la madoska
la vita è una matrioska
ho voglia di respirare ancora
tora! tora! tora!
confucio-ne
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vale sempre la pena di rischiare, se vuoi ottenere qualcosa a cui tieni particolarmente.
certo che così si rischia di perdere, e si può incocciare nel fallimento e nella disfatta più totale; è quanto accade nella gran parte dei casi, ma è molto meglio tentare con la consapevolezza di aver fatto un passo in avanti piuttosto che ranicchiarsi sotto una coperta tiepida di insofferenza e di inutile attesa.
eppure ogni tanto riusciamo, e ad attenderci alla fine della corsa troviamo la vittoria. è come toccare l'apice di una parabola, un istante in cui tutto il resto si ferma e abbiamo modo di guardarci attorno, di capire nuove cose, di procedere con valutazioni alternative. prima di tornare di nuovo coi piedi per terra, pronti a metterci di nuovo in gioco, a tentare, a sperare, a prendere la rincorsa per un salto ancora più lungo.
ottime capacità di adattamento. è una cosa fantastica, nonostante tutto.
confucio-ne
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bologna d'inverno è di una trisHtezza impensabile, e io che sono metereopatico (e sociopatico) ne risento alla grande. e di notte sogno il sole, e mi sveglio sempre con la speranza che si sia già fatto giorno. e invece da queste parti è eternamente pomeriggio.
c'è un ragnetto verde che gira per la stanza, generalmente si nasconde dietro al serpentone antispifferi ikea o nelle fenditure del legno della finestra. vederlo mi mette allegria, anche se gli insetti non mi piacciono particolarmente (va bene, lo so che i ragni non sono insetti).
sono fondamentalmente rincoglionito dai saldi, dalle offerte della coop. dai gas di scarico, dai lampioni che si accendono alle 17 in punto, dall'edicola di fronte alla mia finestra. inizio a tollerare sempre meno il tabaccaio, l'alimentari, le piante secche ; e so bene che resta una sola cosa da fare.
confucio-ne
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ho contato 13 tra cene e pranzi durante le festività natalizie, e il mio fegato ha chiesto pietà tra il sesto e il settimo evento. stranamente sono riuscito a controllare il fenomeno ingrassamento, mangiando alternativamente o a pranzo o a cena (sbagliatissimo lo so, ma se quando mangi ingurgiti 3000 kcal a pasto questo è l'unico modo per salvare le apparenze).
dopodichè ho cercato di studiare un po', e non so quanto mi sia servito rinchiudermi nella mia cameretta pescarese libri alla mano ; ma almeno c'ho provato. la nipote è sempre più grande e presto chiederà rossetti e cellulari e mi toccherà tirarle le orecchie se una sera la sgamo con una canna in mano. ma per ora ha solo 6 anni, e posso stare tranquillo ancora per qualche annetto.
torno a bologna e durante il viaggio la temperatura esterna passa da +16° a +7°, e il sole diventa nebbia. e appena entrato in emilia romagna diventa pioggia. "bentornato", mi dicono le nuvole, mentre il mare e le montagne sono solo un ricordo e la pianura, inesorabile, si stende a perdita d'occhio. cioè 5 o 6 metri, data la nebbia di cui sopra. ma va bene, perchè sono a bologna, e ogni piccolo intralcio potrebbe farmi deviare dal mio cammino, distruggermi per sempre, deridermi per l'eternità. ma non lascerò che questo succeda, nonostante tutto.
confucio-ne
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oggi a bologna c'è un tempo che mi sa di anni 50. è un tempo cupo, con quella pioggerellina sottile che sbuca sopra ai comignoli e ai tetti, e che coglie l'ignaro passante di sorpresa tanto che il vostro affezionatissimo appena messo il naso fuori dalla porta non ha potuto far altro che constatare la circostanza atmosferica con un subitaneo "oh!", prima di riconsiderare l'idea di recarsi in facoltà.
per cui, abbandonata tale ipotesi, altro non mi resta che affrontare gli ultimi due giorni prima dell'esame con la sagacia dell'uomo retto, con la magnanimità dell'anziano e in definitiva con la meraviglia del bambino.
oppure no. potrei insaccare l'impermeabile, prendere bombetta (marrone) e colt (ossidata) e affrontare l'umido bolognese come farebbe un investigatore privato degli anni 50. mani in alto, armi vere, pallottole vere, esame a due giorni.
confucio-ne
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poggio il bicchiere sul tavolo, mi volto verso di lei e le chiedo
<<posso darti un bacio?>>
e lei mi risponde
<<te lo do io>>
così si avvicina e mi stampa un bacetto a fil di labbro, senza troppe pretese.
<<e questo me lo chiami un bacio?>> le chiedo
<<certo!>> mi fa lei
<<meno male che non ti ho mai chiesto di scopare allora>> faccio io, dopodichè mi arriva una cinquina in piena faccia.
ero L.M., l'investigatore più dritto di tutta Bologna.
confucio-ne
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mi sono accorto che qualcosa era cambiato quando ho mangiato un cucciolone e non ho letto le barzellette.
sono l'ultimo uomo vivo sulla terra.
confucio-ne
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fondamentalmente sono le due del pomeriggio e sono ancora in pigiama. riacchiappo un paio di sinapsi, ne lascio scivolare via cento o forse duecentomila, e mi riprendo. guardo il cellulare e non ci sono messaggi importanti, esamino la scrivania e il letto e ho un lieve mancamento subitamente stroncato dal solito sorso d'acqua involontario. rifletto per qualche secondo e le foglie dell'albero davanti alla finestra mi dicono "ungaretti ungaretti ungaretti" solo che ho fame e penso a "gamberetti gamberetti gamberetti" prima di crollare, definitivamente, sulla sedia girevole al pensiero che tra due ore ho lezione e che non ho fatto neanche una delle cento cose che avrei dovuto fare. compulsivo, maniacale, perditempo. non c'è niente di peggio al mondo. il termoventilatore è fermo, il player ha selezionato una musica progressive.
disordine, caos, entropia. gamberetti.
confucio-ne
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comunicazioni varie :
- ho tagliato barba&capelli e sono bruttissimo
- i parrucchieri per uomo a bologna sono tutti ghèi e del sud. insomma. un po' di creanza. io potendo scegliere solo una delle due cose ho scelto di essere terrone
- aspetto notizie da una bionda circa un progetto letterario a 4 mani
- questo uikkènd me ne torno a casa, laddove le meraviglie della tecnologia non hanno ancora intaccato il monotono svolgersi delle umane vicende e nella fattispecie avendo il modem rotto e l'adsl col raffreddore non potrò controllare blog&posta, sicchè, non offendetevi se non vi rispondo prontamente come al solito
- ho mal di gola e l'insonnia si fa pesante e la situazione generale è peggiorata da quando, mentre venivo catapultato sulla terra dentro una capsula spaziale, mi ha morso un ragno radioattivo e sono caduto dentro ad un pozzo pieno di pipistrelli
dal momento che l'infuso al finocchio è pronto, vi saluto cordialmente e mi reco affangùl.
confucio-ne
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sono le 4:56 e non riesco a dormire.
qualcosa mi dice che sono stato beffato dall'ennesimo attacco di insonnia.
domani sarò un calzino, ma per ora mi sento un semidio pieno di energie; domani non sarò in grado di affilare due parole, ma per ora le mie facoltà mentali sembrano accelerate e riesco a battere più veloce anche sulla tastiera. domani non avrò voglia di andare in palestra (e non ci andrò), ma per ora sono sano&salvo e mi sento tosto.
eppure tutto ciò deve avere un senso, una causa. non mi risultano licantropi e/o nottambuli in casa mia, e anche se i miei dormono poco credo sia a causa dell'età. ecco sono le 5 e manca poco all'alba. quante volte mi sono piazzato qui a scrivere delle mie nottate senza sonno senza mai risolvere nulla? vediamo se c'entrano le fasi lunari. mmm... potrebbe anche darsi, è luna nuova. oppure la cipollata? sì, in effetti la cipollata avrebbe più senso.
scaccio l'idea di fare colazione con gli avanzi della cipollata e mi ricordo che, quando abitavo dall'altra parte della città, in questi casi andavo a prendere un cappuccino in un bar che di solito apre alle 5:30. ma non ho benza nell'auto, e non ho voglia di metterla. e allora resto qui, incollato a questa notte, per sempre. o almeno fino a quando non prenderò sonno.
il giorno in cui scopro cos'è a farmi questo effetto me ne calo 3 kg e poi imbocco l'autostrada a piedi.
confucio-ne
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il ragazzo tira un profondo respiro ad occhi chiusi. quando li apre, è tutto più limpido.
"E in effetti, di tutte quelle persone che incontriamo nel cammino, non focalizziamo la nostra attenzione che su tre o quattro individui al massimo. Così una mattina ci svegliamo e ci ricordiamo di un compagno di classe che non abbiamo mai frequentato, o di avere un cugino, o una sorella, che abitano lontano. O anche la storia con una ex che sembra un sogno più che il passato vero e proprio."
il ragazzo smette di scrivere e ripensa a qualche anno prima. ricorda la sua mancanza di esperienza e la sua capacità innata di mettersi nei guai. ma i neuroni gli regalano anche dei bei ricordi. alla fine un pensiero va anche a quelle volte in cui pensò che tutto potesse risolversi nel modo migliore. inutile dirlo, ma oggi sa che si sbagliava.
"E' strano ma accade in continuazione. Presi dal lavoro, dagli studi e dagli hobby che ci troviamo per occupare il tempo libero siamo incapaci di focalizzarci su ciò che è veramente importante. La ricerca della felicità, l'instaurazione di un sistema di valori del tutto soggettivo, la famiglia, la cultura, le relazioni interpersonali, la conoscenza di sè stessi."
il ragazzo ricorda la stretta di suo nonno, di quando lui lo salutò per l'ultima volta. del coraggio e della paura. di quando superò i suoi limiti, e poi lo fece ancora. e ancora.
"Fino a quando un giorno smettiamo di preoccuparci. Continuando a nutrirci, a ricercare l'abbinamento dei colori quando ci vestiamo, a guardare la televisione. Smettiamo di preoccuparci perchè iniziamo a capire, e una nuova calma si fa largo nelle nostre vene, nella nostra mente. Non ci interessa il martirio nè la fama, abbiamo tutto ciò che importa sotto controllo. E ciò che non possiamo controllare, rientra nell'ordine delle cose. Il Sole, l'Universo. Il pulviscolo stellare."
il ragazzo non è più un ragazzo. ha le braccia forti di un uomo. continua a commuoversi quando è il caso di farlo, e il suo cuore è leggero. ha scoperto il segreto della felicità, è pronto.
"Tutto ha un senso e niente è prestabilito. Il comportamento di ogni individuo è legato al comportamento di tutti gli altri esseri, e defininisce il futuro del mondo. Esso può cambiare in ogni istante e dipende da ognuno di noi. Il rispetto della vita e l'amore verso i propri simili sono importanti quanto la capacità di opporsi alle ingiustizie e di combattere contro di esse. L'oggettivo è solo un compromesso tra molte visioni soggettive che valgono, prese una ad una, esattamente quanto l'opinione personale di ognuno di noi."
si alza dalla sedia e camminando dice qualche parola al muro e alle finestre. chi lo vede lo scambia per un matto. lui si guarda attorno e conta gli elettrodomestici della cucina. poi sorride, e ricomincia a parlare.
"Un giorno sarà l'energia a risvegliarci tutti"
dice sorridente al muro e alle finestre, prima di abbandonarsi vittorioso sulla sedia a rotelle.
confucio-ne
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alle 4:53 sono ancora sveglio, stanotte. poi riesco finalmente a visualizzare un pensiero positivo e chiudo gli occhi e dopo tre ore reddy bussa alla mia porta dicendo
<<luì, è ora>>
e quindi mi tocca alzarmi. mi trascino fino al bagno, poi mi infilo i vestiti di ieri tatticamente poggiati su una sedia, apro il cancello e andiamo al bar. il barista, luigi anche lui, guarda me e reddy con aria di sorpresa. lui che ci ha visto entrare per anni a mezzogiorno e chiedere, intontiti, due cappucci e due paste. ma oggi sono le otto, e l'alba è arrivata prima del solito.
<<un cappuccio e un caffè macchiato>> lo stordiamo senza mezzi termini.
finiamo la colazione e andiamo in macchina, è freddissima, il pomello del cambio è una palla di neve e la mia mano è quella di un'orfanella che vende fiammiferi. ma parto, e mi ritrovo in mezzo al traffico. va bene, va bene così. perchè l'ho scelto io. reddy ha un aereo per amsterdam e mi è sembrato il minimo accompagnarlo in stazione, certo non potevo prevedere il puntuale attacco di insonnia.
lo mollo a due passi dalla stazione e giro sui miei avantreni, faccio il percorso dell'andata al contrario e sulle note di Salif Keita (Tomorrow) arrivo a casa appena in tempo per rendermi conto che oggi, tra le lezioni e la riunione di emergency, sarà una giornata mooooolto lunga.
confucio-ne
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confucio-ne
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una domanda nell'aria, un pomeriggio a metà tra la pioggia e le nuvole. sono partito senza panni pesanti e ora ho un po' freddo, ma mi piace viaggiare leggero. e anche tra le cose che mi porto dietro non c'è niente di importante : è tutta roba che posso lasciare in qualsiasi stazione senza nessun rimpianto.
andare e tornare, andare e tornare, fino a che l'elastico non si rompe.
la domanda mi gira attorno e mi riempie e mi svuota e mi sostiene mentre il tempo passa e la risposta si avvicina. si o no. mi chiedo cosa potrebbe succedere nelle due alternative che mi si prospettano, e in fondo ognuna delle due - ma ce n'è una terza? - ha le sue qualità. ognuna delle due - ma c'è una terza, sì, c'è - mi può portare al naufragio e in un certo senso entrambe lo faranno, sicuramente. forse prima, forse dopo. non sono impaurito, ma so che a volte succedono cose che sfuggono al mio controllo e questo mi lascia con un po' d'amaro in bocca.
ma d'altronde, eccomi. sono qui. sono pronto.
confucio-ne
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appunti ovunque
la scrivania è un mare di piccole idiozie
perfino un cerchiometro, ci credereste?
guardo l'autunno
bevo acqua dalla bottiglia
mentre l'impresa multidivisionale mi smembra
e i liquidi incomprimibili mi pressano
e i processi sono automatici e senza controllo.
sapete cosa dicono?
un ingegnere non vive. funziona.
confucio-ne
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mi tocco le braccia e con stupore posso constatare che qualcosa è cambiato. specie nel sinistro, gravato da 4 anni di tennis e da chissà quanti altri di autoerotismo monotono e destrorso. ad ogni modo le giornate corrono via come una locomotiva a vapore (e fuori è buio, e sembra la transilvania, e fa più effetto detta così eh?), e domani ho il colloquio con i tipi di emergency per il volontariato. in verità mi spaventa un po', ma, insomma. qualcosa si deve pur fare.
non ho che spiccioli ma ho già fatto il biglietto per tornare a casa.
e in cuor suo ella mi maledì.
confucio-ne
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sì, bologna è fredda, ma non mi avrà. non quest'anno. serpentone ikea sotto alla finestra, buste cuki aperte e infilate dietro al termosifone (lato riflettente verso la camera), striscette autoadesive disseminate su finestra e porta a vetro, trapunta del nonno a portata di mano.
stamattina mi sono svegliato col piede giusto, lievemente infastidito dall'idea di dover andare in palestra e poi a lezione. ma stasera ilaria (la donna di casa) fa la pizza e alla fine i conti tornano, compreso il bilancio calorico e quello morale. non ho mai vinto un premio aziendale, ma va bene così.
certo.
confucio-ne
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artibella i saw you with a fella and i don't like the idea
cheppalle. altre 5 ore di lezione.
artibella say me who's that fella and i will feel much better
economia. poi servizi generali di impianto.
artibella you told me that you love me and there's no one else above me
gnà facc' cchiù. ed è solo il secondo giorno.
uuuuuuuuuuuuaaaaaaaauuuuuuuu!
(Giuliano Palma & The Bluebeaters - Artibella)
confucio-ne
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una sola domanda offusca la mia capacità di discernere, ed è precisamente
"ma quanta birra hai bevuto???"
facendo due conti direi che siamo oltre i 5 litri nel giro di 3 giorni, col giorno di mezzo di quasi totale astinenza. cioè, ragazzo, non puoi mica andare avanti così. che ci vai a fare in palestra, se poi ti riduci in questo stato. non ci siamo, non ci siamo davvero.
che poi una cosa simile ti distrugge anche le relazioni sociali, e infatti sei già a letto, di sabato, che non è ancora l'una. no, no davvero : così non va bene.
ma lunedì torni a bologna, e allora niente potrà fermare il Progetto Athena.
per aspera ad astra, no?
confucio-ne
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cielo grigio, polvere di stelle. sono calmo.
se ho mai avuto un sesto senso adesso è sicuramente in vacanza, è un momento di stasi, forse tipo la calma prima/dopo la tempesta. questo può voler dire che sta per arrivare una tempesta, bene, allora sarò pronto ad affrontarla, però non credo.
ohhhhmmm, cerco nel buddismo e nel controllo del respiro una certezza che non trovo, poi mi accorgo di avere degli anticorpi per la noia e mi metto a leggere. la patafisica. jarry. la. pata. fisica. dopo qualche minuto mi alzo dal letto e mi scopro affamato, ma è presto per mangiare, e allora gironzolo un po' per casa.
cerco di svegliare reddy tamburellando con i polpastrelli sulla sua porta, ma sarebbe crudele insistere visto che non risponde. forse oggi potremmo iniziare a creare quell'automa di cui parliamo tanto, la donna perfetta, L.In.D.A. ma forse no.
faccio pipì, mi gratto il costato, mi guardo a destra e a sinistra. c'è qualcosa che non va, e non mi torna.
confucio-ne
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ho mandato questa email al sindaco di bologna :
From: L.M.
To: Sindaco@comune.bologna.it
Date: Sep 29, 2006 5:43 PM
Subject: bologna, dove sei
confucio-ne
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il paradigma sequenziale della sedia-armadio
foglietti sparsi un po' dovunque mi dicono cosa fare ma non quando
una lampada rotta
spiccioli sulla scrivania, portafogli vuoto e aperto
occhiali da pulire meglio
orologi da polso senza polso
scontrini fiscali, documenti
forse dovrei dare una ripulita. ma non lo farò.
confucio-ne
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mi alzo dopo una serata dal medio tasso alcolico e in bocca ho il sapore delle parole che ho scambiato qualche ora prima. dolciastre, esattamente. l'ameno reddy mi apostrofa con simpatici appellativi quali "frocio" e/o "ricchionedimmerda", e solo quando è più tranquillo preferisce chiamarmi "rimandapiaceri". ma che colpa ne ho se preferisco scambiare qualche parola, cogliere uno sguardo e un paio d'occhi, capire che si può andare più in là e fermarmi un po' prima? certo, forse questo significa non mettersi in gioco, restare in panchina e in un certo senso chiudere gli occhi.
però è divertente.
confucio-ne
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è un'ora che faccio avanti e indietro dal letto alla scrivania e dalla scrivania al letto e nel frattempo si è fatto giorno. va bene l'insonnia, va bene non prendere sonno fino alle 4. ma svegliarsi alle 6 di domenica mattina è INAMMISSIBILE. il mio ciclo del sonno è totalmente sballato e non so che diavolo fare. complice anche il mio fastidio per i rumori acuti (vedi punto 2 del 13 settembre) reddy dice che sto diventando "un fottuto pipistrello", ma la cosa più strana sono i pensieri che mi vengono. avete presente quel detto "...ma non ci dormi la notte, per pensare a queste cose?", ecco, ho scoperto che è vero.
tanto per dirne un paio sui ricordi d'infanzia che mi sono venuti stanotte :
da bambino quando i ragazzi più grandi venivano a rompere durante la ricreazione, erano soliti girare le braccia dietro la schiena a noi della prima elementare. se dicevamo "pietà", loro smettevano. io però ero più furbo : dicevo "piet.." e loro allentavano la presa, io mi divincolavo (e quando ci riuscivo assestavo un calcetto sullo stinco) e prima di scappare dicevo "pietra! ah ah!" e poi correvo via.
ancora prima : estate al mare, adriatico. tra parentesi, l'adriatico puzza di pesce. i soliti bambini più grandi tormentavano la vita di noi esseri bianchicci e mingherlini con sgambetti e gavettoni. un giorno riuscirono a beccarmi, e iniziarono a spintonarmi verso la fontanella, e la fontanella voleva dire come minimo un dente scheggiato. <<ngulammammete>> dissi ad uno dei due che mi tenevano per le braccia, quello si incazzò e mi buttò per terra, e poi mi urlò <<ngulammammete attè!>> al che io mi misi a piangere. c'era un codice che prevedeva due semplici regole : 1. non si chiamano MAI i genitori 2. ci si mette a piangere solo quando ci si è fatti male per davvero. i due si avvicinarono e mi chiesero cos'avessi fatto, e io risposi <<mia mamma è morta, stronzo!>> e loro ci rimasero malissimo, cercarono perfino di darmi una mano a rialzarmi, e approfittando del loro momentaneo stordimento riuscii a tirargli negli occhi e in bocca una saporita manciata di sabbia, per poi darmi ad una fuga precipitosa e vincente.
era l'ultimo giorno di mare, non li avrei rivisti mai più e quello che più contava è che se l'erano presa dritta dritta in quel posto.
confucio-ne
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sono diventato saggio anche nel sonno. stanotte ho sognato per due volte una persona (una persona che conosco appena, e che abita molto distante da casa mia) e ho capito che sono sulla buona strada per affezionarmici.
la prima volta portava un vestito nero con dei fiori gialli, ci siamo baciati, erano le 6:40 (lo so perchè mi sono svegliato). la seconda non me lo ricordo, una voce impaurita mi diceva di farmi i fatti miei, di starle lontano, perchè avrei solo sofferto e non ne avrei ricavato niente di buono.
<<bhe - ho risposto io - mi manca un'esperienza simile. anche questo contribuirà a rendermi più forte>>
...e nella notte fonda e scura venite tutti al rave della mia paura
confucio-ne
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mentre mi toccavo le costole per via di un insolito doloretto ho avuto un'illuminazione, e ho capito dove Superman ripone i panni ogni volta che si mette la tutina attillata, e perchè passa tanto tempo in palestra.
confucio-ne
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e poi svegliarmi nelle tue lenzuola, fresche e piacevolmente ruvide. così diverse dalle mie, così bianche, mentre il tuo respiro mi bacia la spalla destra e mi ricorda che sei lì accanto, meravigliosamente viva. ho voglia di svegliarti e di guardarti ancora, e invece mi limito a percorrerti il fianco con la mano (quella libera) e accarezzandoti non posso far altro che constatare la tua perfezione. la città è già un ululato continuo di clacson e voci, e non sono ancora le 9. ti muovi e apri gli occhi solo per un attimo, ma è quanto basta per aumentare le mie pulsazioni di un centinaio di battiti al minuto.
vorrei dirti qualcosa, ma già sonnecchi di nuovo. e allora mi stendo sulla schiena e vigliaccamente chiudo gli occhi anche io, perchè non ho il coraggio di dirtelo. davvero, no. non posso dirti che entro 12 ore sarò morto.
confucio-ne
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Il mio amico Iurij mi ha passato il testimone in una di quelle catene di santantonio allucinanti che ti farebbero venir voglia di strangolare chi ha inventato internet, ciononostante mi accingo a partecipare. però una premessa : come al solito eserciterò la parte di ramo sterile, nel tentativo di bloccare il maligno che è in questo giuochino, e non lo passerò a nessuno. A meno che emiglia, criscia, elle, Asto e il vecchio Bandini non vogliano farlo spontaneamente.
Il primo giocatore inizia il suo messaggio con il titolo "Cinque tue strane abitudini", e le persone che vengono invitate a scrivere un messaggio sul loro blog a proposito delle loro strane abitudini devono anche indicare chiaramente questo regolamento. Alla fine dovrete scegliere 5 nuove persone da indicare e linkare il loro blog. Non dimenticate di lasciare un commento nel loro blog che li avverte di essere stati scelti.
Allora, 5 strane abitudini :
1) leggo le prime 150 pagine di un libro in una notte, poi lo lascio lì col segnalibro in mezzo per 5-6 mesi prima di riprenderlo (ho una mensola intera destinata ai libri incompleti) ;
2) quando mi passa affianco un autobus istintivamente cerco di coprirmi le orecchie, sempre. i rumori forti mi fanno sbroccare, e questo mi preclude un sacco di amicizie femminili ;
3) sono solito chiamare la gente che vive con me con dei simpatici appellativi, tipo "fulgido nano dalla cappella di giada" e/o "ameno nano dal prepuzio frangiflutti" e così via (questi sono per il red) ;
4) quando sono teso per un esame faccio avanti e indietro per il corridoio giochicchiando con il bokken fino a che non me lo dò in faccia ;
5) ogni tanto mi fisso con frasi o canzoni e me le ripeto mentalmente per settimane, nei momenti più disparati. l'ultima della serie è "sud sud sud nsist ca resist".
e ora fate come 'zzo vi pare...
confucio-ne
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recuperato nei meandri dell'hard disk :
Oggi mi sono svegliato e ho pensato per qualche minuto. È stato come riaprire un vecchio armadio e trovarci dentro dei vestiti smessi, vestiti fuori moda come del resto oggigiorno è fuori moda pensare, perché tanto conviene abbandonarsi al veloce incedere del mondo senza farsi troppe domande, al giorno d’oggi. Ho pensato e ho fatto tardi, tanto non sono più abituato a pensare, e così sono dovuto andare al lavoro in autobus e non a piedi come faccio di solito. Generalmente non prendo l’autobus perché lo trovo pieno di gente con gli occhi spenti, gente che prende l’autobus tutti i giorni, appunto. Gente che si è arresa senza sapere a chi si arrendeva e perché, gente che non ha mai avuto una scelta e nemmeno l’illusione di poter scegliere qualcosa. Fatto sta che sono salito sull’autobus e mi sono accomodato su uno degli 84 sedili arancioni, mi sono preso la testa tra le mani e ho fissato il finestrino fingendo di essere uno che prende l’autobus tutti i giorni. Dopo qualche secondo ho intravisto fuori dal vetro un bambino che chiedeva l’elemosina, poi un uomo che pagava il posteggio dell’auto, e una ragazza bionda molto formosa che beveva acqua da una bottiglietta di plastica. Stavo per mancare la mia fermata a furia di pensare all’acqua, alla povertà, al petrolio, ai seni di quella ragazza e al sorriso beffardo del signore che pagava