Eccola, eccola la soluzione. Non pensare. Prendere appunti, annotare tutto per bene. Seguire le lezioni senza mai stancarsi, affrontare la salita di Via Risorgimento tutti i giorni con il coraggio del secondo arrivato e l'angoscia del cronometrista. Dare di matto due volte a settimana. Pensare in maniera alternata allo stupro, all'omicidio, a giocare in borsa. Una partita di calcetto, poi il giorno dopo a correre. Perdi chili, dimagrisci. Reingrassa. Tanto per non restare fermi. Prendere appunti, di nuovo. Affrontare il presente non mi interessa quando il passato continua a giocarmi in modo studiato e ritmico ; una sinusoide di eventi si abbatte sul mio corpicino malato e mi condanna all'eterna felicità. L'ottimismo maledetto di una persona poco raccomandabile. Oh, un SMS.

confucio-ne aprile 30, 2004 10:49 in
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Vado a comprare i giornali. A comprare i giornali. Ma certo. Ecco la soluzione.

confucio-ne aprile 29, 2004 17:47 in
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Non credevo sarebbe stata così dura. Domani mi dimenticherò a casa il foglietto con l'orario, lo so. Ma forse, non sarà così terribile come sembra. No?

confucio-ne aprile 28, 2004 00:05 in
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Oggi un tizio che usciva da una cabina telefonica mi ha fatto cadere a terra.

Oggi un tizio che usciva imprecando da una cabina telefonica mi ha fatto cadere a terra.

Oggi un tizio che usciva imprecando da una cabina telefonica mi ha fatto cadere a terra dandomi una sportellata.

Ma non sono sicuro che sia successo. C'è stato come un fruscìo, ad un certo punto.

confucio-ne aprile 27, 2004 15:03 in
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Eutanasia tramite fucilazione al petto. Non molto cotta, per favore. Ah, e una birra cinese. Ottimo, grazie.

confucio-ne aprile 26, 2004 16:00 in
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L'aria del mattino fa male. Sa di morte, una morte stanca appena avvenuta tra le lenzuola. Forse era la mia e non me ne sono accorto. Non ho neppure la forza di comprimere la bottiglia d'acqua, vuota ; così la butto intera nel cestino. Oggi è 25 Aprile, Festa di Liberazione. E io mi libero dal mio dolore e dalla mia agonia, così come lei si è liberata di me qualche ora fa. C'è della polvere sul pavimento. Eppure ho già visto tutto questo, sì, l'ho già visto : panni sporchi, postumi di una sbronza, una corsa nel parco. Voglia di abbandonarmi, di annullarmi. Ma io resisto e mi alzo, e lei è morta.

confucio-ne aprile 25, 2004 08:47 in
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Per sborrare bastano le palle, ma per sborrare sul mondo ci vogliono i coglioni.

Mi faccio il figo con le frasi di Aldo Busi, adesso.

p.s. tronco qui la saga "Aspettando l'ultimo round". Insensata, inadatta. Incomprensibile per voi, placidi vincitori di una realtà che non vi piace.

confucio-ne aprile 24, 2004 11:39 in
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E io sono felice. Gimondi.

confucio-ne aprile 23, 2004 08:26 in
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Disempatia Angolata

C’è qualcosa che non va, là fuori. Ve ne siete accorti? Ditemi la verità. Piove da 45 giorni, e se piovessero cazzi metà di voi sarebbe là fuori a bocca aperta. Lo so, ho esagerato. Dovete scusarmi, faccio sempre così. Svuotato. Ecco come mi sento. Ancora una volta la mia fata è diventata una strega mercenaria al soldo dell’infelicità. Della società, del destino. Un destino che cerco di fuggire inutilmente, troppo preso, troppo fiaccato e morso dalle zanne di una sensibilità latente che mi ghermisce ad ogni passo. Dacci sotto, campione. Rialzati, campione. Fai un altro round, campione. Mi guardo attorno e sono tutti migliori di me ; attendo la forza della disperazione per esplodere, uccidere, difendere. Pantaloncini bianchi, guanti neri, occhiaie. Insonnia. Questo il segreto del mio insuccesso.

confucio-ne aprile 19, 2004 12:51 in
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Minchia stì peperoni

Ci sono cose che non si possono spiegare. Il calore, la fiducia di un istante. L’apostrofo che ci va o non ci va, il tonfo al cuore quando capisci che c’andava o viceversa, hai messo qualcosa di troppo, ti sei dilungato troppo, lei ha capito che eri emozionato. Tu hai capito di non avere speranze, torna sul tuo computer (computer? Oh what a wonderful american thing!) e riempiti di seghe mentali. E non. Chiamala, vecchio stronzo. Ma che te lo dico a fare, come diceva Donnie, che te lo dico a fare. Minchia stì peperoni, che te lo dico a fare. E come per magia qualcuno si mette a cucinare per davvero peperoni, e ne sento il profumo. È da star male. Che te lo dico a fare, non la chiamerai, so già che non la chiamerai, farai mille volte il gesto di alzare la cornetta, dirai parole al vento e ai muri, coreograficamente anche sotto la pioggia, e all’aperto non ti sentirai un vecchio stronzo, ma un investigatore privato anni 50, un duro, uno che sta dalla parte giusta per salvare i giusti, con la sua bombetta marrone e la signora colt poggiata sul cuore, lei e i suoi sei gelidi figli.
Tagliati i capelli, assumi un aspetto normale e smettila di parlare da solo. Tagliati i capelli. Non so se lo farò. Tu che ne pensi? Tagliali. Ok. Li taglierò, e con essi farò fuori, di netto, il mio orgoglio e la mia virilità. Ma è veramente questo povero Cristo di 3 cm a darmi importanza e a definirmi come uomo? E dire che l’ho strizzato, l’ho bagnato, gli ho fatto fare avanti e indietro a volte senza neanche dargli soddisfazione, l’ho portato a far visita a certe sue amichette, l’ho fatto divertire, ma non tutte le volte che avrebbe voluto. A volte mi parla, e mi ringrazia. Altre volte è saccente, scherza troppo e ci va pesante. Ma fa parte di me. Come i miei capelli. No, non li taglierò, fanculo tu, la tua gonna e ciò che la riempie. Hai un gran bel culo tesoro, qualcuno te lo inchioderà prima o poi, ma non io. E rieccomi da solo come un…come un? Ah sì, povero stronzo, a battere sui tasti parole a caso, cazzate immani, fuori portata per ogni mente normale e subnormale. Per questo sono certo che voi mi capirete. Ma vi conosco, sono stato giovane anche io, credo, e so che penserete a me come un vecchio segaiolo o come un pastore di anime e di virginei candori che fuma il suo sigaro attingendo alcool d’annata dal bicchiere che porta i suoi stessi anni. Non sono nessuna delle due cose, diamine. Non scadiamo nel ridicolo. Ci vivo tutti i giorni, per una volta restiamone fuori.
E adesso basta, non posso mica passare tutta la giornata con voi. Ho delle cose più importanti da fare. Si mamma, arrivo.



confucio-ne aprile 18, 2004 21:49 in
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Disfunzioni Sinaptiche

Analisi chimica :

BICARBONATI : 265,5

CALCIO : 35

POTASSIO : 26,5

MAGNESIO : 10,5

NITRATI : 5,3

FLUORURO : 0,7

Conducibilità elettrica specifica a 20° C : 486 μS/cm

pH : 5,9 Temperatura : 16,2°C

Residuo fisso a 180°C : 345 mg/l

Anidride Carbonica libera : 116 mg/l

Deve smetterla di fissare la bottiglia.

MICROBIOLOGICAMENTE PURA.

Deve smetterla.

PUÃ’ AVERE EFFETTI DIURETICI.

Le voci scompaiono, e Matteo riesce per un attimo impercettibile a riacquistare il controllo sui suoi bulbi oculari. Cambia prospettiva, trapassa la plastica e prende a guardare le monete sulla scrivania con eccessiva curiosità. Non è sbronzo. Non si è appena svegliato. Non ha ricevuto nessuna notizia scioccante nelle ultime 12 ore. E anche se fosse, adesso non se lo ricorderebbe, Matteo Venturi. Punta entrambe le mani sul monitor e riesce a tirarsi su, in piedi, mentre la sedia alle sue spalle tocca terra. Nessun rumore, a sottolineare la fuggevolezza del momento. Mal di stomaco. Lentamente i suoi occhi tornano giù, stanno spegnendosi di nuovo senza preavviso, come ormai accade da qualche tempo. Cerca di resistere, ma è sempre più difficile. Alza il collo per non cedere, ma è già troppo tardi.

OLIGOMINERALE.

Si tocca la fronte con un gesto involontario, poi allunga una mano verso un flacone, lo apre, lo rigira sul palmo ed impugnando la bottiglia con l’altra mano manda giù un paio di pillole rosse. Pochi secondi dopo il medicinale ha già fatto effetto, e lo studente Matteo Venturi è già in grado di sbattere le palpebre e ha ripreso sensibilità alle labbra. Che però restano ancora fredde.

<< Puttana Eva >> sussurra mentre si passa una mano tra i capelli, massaggiandosi svogliatamente il capo. Ispeziona con curiosità le pareti, finché il suo sguardo non incrocia l’orologio a muro.

14:05

Matteo è già vestito, e non sa dire quando ha indossato quei Levi’s, né la maglietta blu, né la felpa grigia, imitazione malriuscita di una nota marca americana. Non sa neppure da quanto tempo si trovava nello stato catatonico da cui si è appena, momentaneamente, risvegliato. Sa solo che adesso sarà cosciente per 12 ore, e per 12 ore potrà essere autosufficiente, potrà mangiare, fare l’amore, potrà correre e camminare per strada. Non potrà ricordare che pochi particolari della sua vita precedente, come ormai è routine ; ma avrà la possibilità di vivere, sopravvivere ancora una volta come essere pensante, almeno finché le medicine faranno il loro effetto.

Lo smemorato Matteo Venturi decide di non perdere tempo. Scorre velocemente i ricordi che la chimica gli ha appena regalato : una bicicletta rossa, suo padre da giovane, una collina. Uno schiaffo, un bacio, uno schianto. Un piatto di verdure bollite, fredde. Una bottiglia d’acqua da due litri.

MINERALE NATURALE.

Sulla scrivania ci sono delle chiavi ed una targhetta che le identifica, “CASAâ€. Un cellulare acceso, un portafogli, dei fazzoletti insanguinati ed altri fazzoletti chiusi ancora nell’involucro.

La comparsa Matteo Venturi raccoglie tutto e si infila metodicamente ogni cosa nelle tasche dei jeans. Apre la porta della stanza, imbocca il corridoio illuminato e supera la porta d’ingresso. Ascensore, interminabile. Un lieve attacco, sconfitto dal colore bianco che copre le pareti. Piano terra, strada.

Matteo Venturi è alla mercè del mondo.

confucio-ne aprile 18, 2004 16:28 in
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Alice nel paese delle meraviglie, versione pulp

Immaginarla. Immaginarla viva o morta, senza differenza, con gli occhi dischiusi o no, non mi importava. Ero innamorato, ed ogni pensiero che facevo su di lei mi riempiva la testa di emozioni forti e sanguigne. Come i tamburi di Hendel nella Sarabanda. Martellanti, dolorosi eppure così ricercati da me, quei pensieri, che alla fine ci avevo fatto l’abitudine. Capelli neri, occhi neri. Pelle bianca d’un bianco ammalato e triste, uno sguardo che trasudava in ogni attimo forza di volontà e dolore.

Non le dissi mai nulla. Era così che facevo, a quei tempi. Agivo di rado, preferivo pensare ; d’un tratto mi perdevo nel mio vagheggiare, e non mi svegliavo se non dopo minuti interi ; non c’era mai la speranza a farmi compagnia, e se c’era, non era la mia. Cosa combinavo di concreto? Nulla. Lasciavo che la vita mi scorresse addosso e spesso non riuscivo a dormire, sopraffatto dalla noia, dallo stress, dall’ansia della monotonia, dai libri, dalla televisione, dalle scene di sesso che io per primo avevo vissuto come incubi. Non riuscivo a dimenticare e peggio ancora non riuscivo a ricordare, vivevo alla giornata per così dire, tutto preso da lente, lunghissime considerazioni sulla realtà che mi circondava e mi circonda tuttora, sebbene adesso io sia chiuso tra 4 mura di cemento armato, da solo, al buio.

Mi sforzo di capire, ora, ma non riesco ancora a trovare un significato ; cosa stessi aspettando, perché non mi rivelavo alla mia dolcissima Principessa Nera. Forse perché come tutti credevo di essere eterno ; forse perché avevo paura, o perché preferivo immaginare mille volte la scena di un bacio piuttosto che confrontarmi dal vivo con essa. Saliva, due organi caldi, e niente di più nella realtà. La vedevo tutti i giorni escluso il fine settimana, per 5 o 6 ore al giorno. La vedevo china sui suoi appunti, spenta ed accesa allo stesso tempo, la vedevo guardare e parlare, la vedevo osservarmi e quando questo accadeva istintivamente abbassavo gli occhi vergognandomi di ciò che stavo facendo. Mi vergognavo di me, della mia momentanea inettitudine, di ciò che provavo, ritenendolo stupido e passeggero. Credevo che fosse impossibile innamorarsi di un paio d’occhi soltanto, non avevo mai, neppure per caso, ascoltato la sua voce. Ma sapevo che non era muta, e spesso il suo viso diceva più di quanto io avessi mai voluto sapere su di lei, sul suo passato.

Era fidanzata, o almeno così mi avevano detto. Cos’avrei dovuto fare? Mi mancavano le forze, uscivo da una brutta storia, ero abbandonato a me stesso e non riuscivo neppure a girare da solo per il centro senza provare sensazioni negative ed apocalittiche, al limite della fobia. Era l’epoca dell’aperitivo, della Milano alcolica, era il tempo delle lezioni, delle lotte contro lo Student Office, dello smarrimento ricercato tra le aule e i corridoi della facoltà. Erano gli anni del declino di Baggio, dell’11 settembre, dei calzettoni bianchi di cotone e delle scarpe che inevitabilmente sapevano di morte alla fine della giornata, malgrado la pubblicità dicesse il contrario. Prendere appunti. Questo era il segreto per passare gli esami : seguire il corso costantemente senza concedersi pause, annotare su fogli rigorosamente a quadretti i capisaldi del discorso, tornare a casa, cercare sul libro gli argomenti trattati, rileggere gli appunti. Fare uno schema riassuntivo, nel migliore dei casi. Non ero mai riuscito a studiare più di una settimana per ogni esame e, cosa alquanto singolare, i risultati non erano poi così pessimi.

confucio-ne aprile 18, 2004 16:21 in
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Silvio c’è… ma a me me lo puppa!

Caffè
Cannoleekee
Disfunzioni sinaptiche
Niente assoluzione alla chiesa
del Reverendo Johnson

Zucchine Crude

Raging Bull
Bandiera bianca
Il 3 dicembre del 39
Right here right now
Praise you
Sui giovani d'oggi..
Germi
La verità che ricordavo
Quello che non c'è

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schlomele in sono passate due set...
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per ora queste :
about joe vannucci
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e-speri-mento
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Asto l'insoddisfatto, cambia link una volta al dì
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